Eugenio e Cosimo a spasso per Lecce

Eugenio e Cosimo a spasso per Lecce

18 Aprile 2026 0 Di toniorollo

Questa storia nasce in occasione del gemellaggio tra il Liceo Matematico dello Scientifico De Giorgi di Lecce e lo Scientifico Curiel di Padova. Per permettere una visita particolare della città di Lecce ho organizzato una Escape Room, cioè una classica “Caccia al Tesoro” con diverse tappe legate ai monumenti della città, davanti ai quali, attraverso un sito creato con Sites di Google, le sei squadre di otto elementi devono leggere la storia del monumento, rispondere alle domande presenti su appositi Google Moduli. Le domande coinvolgono diverse discipline (italiano, storia, arte, inglese, scienze, religione, oltre che matematica e fisica). Nelle diverse tappe gli studenti dovranno fare delle foto di gruppo, recitare, cantare, e altro). La competizione è a punti, ma può essere impostata anche a tempo.

https://sites.google.com/liceodegiorgi.edu.it/caccia-pd-de-giorgi-storico-c/home

Porta Napoli

C’era una volta… così cominciano le favole, le belle storie, anche quelle che all’inizio sembrano le più brutte… già! C’era proprio quella volta… anzi… C’è ancora… 

Una mattina luminosa a Lecce. La pietra chiara riflette la luce e Porta Napoli si staglia imponente all’ingresso della città.

Un uomo, anzianotto e curvo per gli anni, gli occhialini che scivolano sul naso sudato, che osserva attentamente ogni dettaglio: annota, misura con lo sguardo, si ferma sui particolari.

È Cosimo De Giorgi, scienziato salentino dell’Ottocento. Medico, naturalista, geologo. Un uomo che ha dedicato la sua vita a studiare il territorio, convinto che la conoscenza nasca dall’osservazione diretta della realtà.

«Ogni pietra racconta qualcosa,» mormora tra sé.

Un secondo uomo si avvicina, con passo deciso. «Mi chiamo Eugenio Curiel. Vengo da Padova.»

De Giorgi alza lo sguardo. Si tira su gli occhialini e guarda il giovane forestiero negli occhi curiosi, nascosti da tondi occhiali da vista e già lo sente “amico”

Curiel è giovane, brillante, fisico di formazione. Abituato a ragionare in termini di modelli, formule, leggi generali. Per lui la realtà si comprende attraverso la matematica, attraverso strutture che valgono ovunque, non solo in un luogo specifico. «Sono qui per capire questa città e questa gente che sembra lontana nello spazio, ma vicina nel cuore,» continua Curiel. «Ma mi chiedo: si può davvero conoscere un luogo e una persona senza ridurlo a numeri?»

De Giorgi, dall’alto dei suoi anni, accenna un sorriso. «Io credo il contrario: non si può capire nulla senza guardarlo da vicino.» I due si voltano verso Porta Napoli. «Fu costruita tanti anni fa,» spiega De Giorgi, «per celebrare Carlo V. Non è solo un arco: è un simbolo di potere, di accesso, di identità.»

Curiel osserva le proporzioni, stringendo le labbra di fronte a quel simbolo di un potere che sembra schiacciare la povera gente. Scacciati i pensieri di lotta di classe si tuffa nella sua galassia di numeri: «Eppure è evidente che dietro questa bellezza ci sia una struttura precisa. Simmetria, equilibrio… matematica.» L’anziano scienziato lo invita a voltarsi e indica pochi passi più avanti, l’obelisco che si innalza come un dito ad indicare il cielo. «È stato eretto all’inizio del mio secolo.» continua De Giorgi. «Dedicato a Ferdinando I. Un bel po’ di metri di altezza. Ma non sono solo numeri: ogni lato racconta una parte del territorio.»

Curiel incrocia le braccia. «Voi osservate il mondo. Io cerco di descriverlo con leggi universali.»

De Giorgi lo guarda con attenzione e sorride. «Forse entrambe le cose sono necessarie.» Poi si volta verso un gruppo di studenti che si sono radunati intorno a loro e dice: «Se volete proseguire con noi, dovrete dimostrare di saper fare ciò che né io né lui possiamo fare da soli.»

Curiel annuisce. «Unire osservazione e matematica.»

Il percorso è appena iniziato.

Quesiti

https://forms.gle/aFMyHdQ1hZTfGDEt8

Avete dimostrato di saper unire osservazione e calcolo. Curiel annuisce: «Forse Lecce ha più matematica di quanto immaginassi.» De Giorgi sorride: «E siamo solo all’inizio.»

Anfiteatro Romano

I due si incamminano nelle viuzze contorte del Centro Storico della città in una mattinata di aprile. Molto case sono con le finestre spalancate per asciugare le loro stanze da ciò che resta di un inverno mai così “padano”. Se il cammino prosegue fino a Piazza Sant’Oronzo, il cuore pulsante della città.

Il rumore dei passi, le voci, la luce… tutto sembra normale.

Arrivati nella spianata della piazza principale della città, il giovane sorride ironico alla sua guida: «La forma circolare c’è, ma non è certo il nostro Prato della Valle! Questa al confronto è un giardinetto! Neanche una statua!” De Giorgi lo guarda con il suo saggio sorriso e gli dice: «Hai ragione. Qui è tutto “Picciccu! Picinin… direste voi. Ma abbiamo una sola statua che è lassù, siu quella che era la colonna romana che indicava la fine della Via Appia, una strada consolare un po’ diversa da quella Via Annia che passava per Padavium e arrivava ad Aquileia. Lassù c’è Santu Ronzu nesciu che ci guarda e protegge». Curiel si guarda in alto e poi intorno, perplesso.

«È questa la vostra grande scoperta, di cui ho sentito parlare? Una piazza?»

De Giorgi accenna un sorriso, poi indica verso il basso: «Guardate meglio.»

Curiel si avvicina e si ferma. Sotto il livello della piazza, la pietra cambia, le forme emergono.

Gradinate. Archi. Curve. «Un anfiteatro…» sussurra.

De Giorgi aggiunge. «Romano. Rimasto nascosto per secoli. Proprio guardando le pietre, ho scoperto la storia. È riemerso all’inizio del Novecento, durante i lavori per la costruzione della Banca d’Italia.»

Curiel osserva con attenzione: «Dunque era sempre stato qui… ma nessuno lo vedeva.» «Esattamente,» risponde De Giorgi. «La realtà esiste, anche quando non è immediatamente visibile.» Curiel riflette: «Ma per comprenderla davvero serve qualcosa di più dell’osservazione.» Si abbassa, seguendo con lo sguardo la forma dell’anfiteatro. «Questa struttura non è casuale. È precisa. È… matematica.»

De Giorgi incrocia le braccia: «Allora dimostratelo.» Curiel sorride leggermente: «Un anfiteatro non è un cerchio perfetto. È un’ellisse.» De Giorgi si volta verso gli studenti che curiosi seguivano i due uomini: «Se volete continuare, dovrete capire ciò che Curiel ha appena intuito.»

Curiel aggiunge: «Non basta vedere. Bisogna riconoscere la struttura nascosta.»

La sfida continua.

Quesiti

https://forms.gle/oHEWqYbXX9J24Z7L9

Curiel osserva il risultato e dice. «La matematica rivela ciò che l’occhio da solo non coglie.» 

De Giorgi risponde: «E senza poesia, non sapreste nemmeno dove guardare.»

I due si scambiano uno sguardo. «Forse questa città ha ancora molto da insegnarci.»

Castello Carlo v

Il percorso continua tra le vie di Lecce fino a raggiungere il Castello Carlo V.

Le mura imponenti si stagliano davanti a voi, solide, geometriche, costruite per difendere e resistere.

Curiel si ferma. Il suo sguardo cambia. «Le fortezze…» dice lentamente. «Mi ricordano un altro luogo.» De Giorgi lo osserva in silenzio. «Ventotene,» continua Curiel. «Il confino. L’isolamento. Il tempo sospeso.» Abbassa lo sguardo. «Eppure… è lì che ho incontrato uomini straordinari. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Sandro Pertini…» Si ferma un istante e poi dice: «In un luogo pensato per dividere, è nata un’idea capace di unire un continente.»

De Giorgi annuisce lentamente: «Non mi sorprende.» Curiel lo guarda, incuriosito. «Un mio caro amico, Sigismondo Castromediano, fu mandato al confino a Procida. Anche lui conobbe la sofferenza.» Indica le mura del castello. «Eppure da quella esperienza nacque una visione più grande. La consapevolezza che la libertà e la conoscenza hanno sempre un prezzo.» Curiel respira profondamente: «Dunque… anche gli ostacoli possono generare idee.»

De Giorgi accenna un sorriso: «Spesso le idee migliori nascono proprio lì dove tutto sembra fermarsi.»

I due si avvicinano alla Fontana dell’Armonia. L’acqua scorre, regolare, quasi matematica.

Curiel osserva la struttura del castello: «Difesa, geometria, equilibrio… nulla è lasciato al caso.»

De Giorgi si volta verso gli studenti: «Se volete proseguire, dovrete dimostrare di saper leggere la logica nascosta anche nelle strutture più solide.»

Curiel conclude: «Ogni forma ha una regola. Ogni costruzione, una matematica.»

Sta a voi trovarla.

Quesiti sul castello

https://forms.gle/XqLH6n6gBCitA5mQ7

Curiel osserva l’acqua scorrere nella fontana, poi si volta verso De Giorgi. «Sapete, ho passato gran parte della mia vita a difendere i diritti dei lavoratori. Perché senza diritti non c’è dignità… ma senza doveri non c’è comunità.»

De Giorgi aggiunge: «Un equilibrio delicato. Proprio come in natura.»

Curiel si rivolge agli studenti: «E voi? Sapete davvero quali sono i vostri diritti? E i vostri doveri?» Si avvicina leggermente: «Esiste uno strumento fondamentale per voi: lo Statuto delle studentesse e degli studenti. Non è solo un insieme di regole… è ciò che definisce il vostro ruolo nella scuola.»

De Giorgi aggiunge: «Conoscere significa anche essere consapevoli. Non solo osservare o calcolare… ma capire il proprio posto nel mondo.» Poi Curiel conclude: «Se volete proseguire, dimostrate di conoscere ciò che vi riguarda più da vicino.»

Il sapere non è solo nei libri… ma anche nelle regole che ci permettono di vivere insieme.

 Quesiti sullo Statuto degli Studenti 

https://forms.gle/AERzMwp2QgVanrLR9

Curiel osserva il risultato. «Anche le strutture più rigide seguono regole precise.»

De Giorgi annuisce. «E anche nei momenti più difficili si può trovare un ordine, un senso.»

Curiel sorride appena. «Forse… è questo che tiene insieme il mondo.»

Proseguite verso il prossimo luogo verso il campanile da dove il mio anziano amico osservava il territorio e il cielo. Si trova presso quel Convitto…. come si chiama?:

San Francesco della Scarpa (Osservatorio Meteo di De Giorgi)

Il cammino prosegue tra le strade di Lecce, fino a fermarsi davanti alla chiesa di San Francesco della Scarpa. Curiel alza lo sguardo verso il campanile. «Un altro edificio religioso… Ma quante chiese e monasteri sono presenti in questa città?» dice, quasi distrattamente.

De Giorgi sorride appena: «Non solo. Guardate meglio.» Indica la cima della torre: «Là sopra si trovava il mio osservatorio meteorologico.» Curiel si volta, sorpreso: «Un osservatorio? Qui?»

«Sì, – continua De Giorgi – Per anni ho raccolto dati: temperatura, pressione, vento, pioggia. Ogni giorno, con costanza.» Curiel riflette. «Dunque non solo osservazione… ma registrazione sistematica.»

De Giorgi fa sì con il capo: «L’osservazione senza metodo è solo curiosità. I dati, invece, permettono di capire, confrontare, prevedere.» Si ferma un istante. «Ho contribuito a organizzare una rete di osservazioni meteorologiche in tutto il Sud Italia. Perché un dato da solo dice poco… ma molti dati insieme raccontano una legge.» Curiel sorride: «Questo mi è familiare. È ciò che facciamo anche in fisica: raccogliere dati per costruire modelli.» 

De Giorgi lo guarda con complicità: «Allora forse non siamo così lontani.»

Curiel si volta verso gli studenti e dice energico: «Ma attenzione: i dati devono essere letti, interpretati. Non basta raccoglierli.»

De Giorgi conclude: «Se volete proseguire, dovrete dimostrare di saper osservare… e riconoscere uno schema.»

Il vento leggero sembra accompagnare le sue parole. La scienza è fatta di pazienza.

Quesiti 

https://forms.gle/SH1KoNGhuZz3C7co8

I due Virgilio osservano i dati inviati. «I dati, quando vengono letti correttamente, raccontano una storia.» De Giorgi continua: «E più osserviamo, più quella storia diventa chiara.» Curiel sorride. «Matematica e osservazione… ancora insieme.»

Teatro Romano

Lasciato alle spalle il campanile, il gruppo si addentra nuovamente tra le vie della città.

Le pietre chiare di Lecce riflettono la luce, i dettagli barocchi si rincorrono tra balconi, statue e decorazioni.

Curiel osserva con attenzione e dice: «Devo ammetterlo… questa città ha una bellezza particolare.»

De Giorgi sorride: «Ogni città ha la sua anima. Lecce racconta la luce, la pietra, il Sud.»

Curiel concorda: «Padova è diversa. Più raccolta, più rigorosa. Ma anche lì arte e scienza si intrecciano: università, affreschi, architettura…» De Giorgi lo guarda: «Due città diverse, ma unite da una stessa ricerca: capire e rappresentare il mondo.» Curiel riflette: «È curioso… anche quando l’uomo crea arte, non sfugge mai alle regole.» Si fermano davanti al teatro. Le gradinate si aprono in una forma precisa, accogliente: «Guardate, – continua Curiel – Qui non c’è solo bellezza. C’è matematica.» De Giorgi aggiunge: «E fisica. Il suono arriva ovunque, senza strumenti».

Curiel osserva la struttura semicircolare: «Ogni spettatore deve sentire. Ogni voce deve propagarsi.»

De Giorgi si volta verso gli studenti intenti a fotografare il teatro incastonato tra i palazzi: «La creatività umana non è caos. È ordine nascosto.» Curiel aggiunge: «E quell’ordine segue leggi precise.» Un breve silenzio: «Se volete continuare, – conclude De Giorgi – dovrete dimostrare di saper riconoscere la matematica anche nella bellezza.»

Il teatro sembra aspettare la vostra risposta.

Quesiti

https://forms.gle/s8Fy6vjE651gFpqu6

Inviate le risposte ai quesiti, il fisico padovano chiosa: «La bellezza non è mai casuale.»

De Giorgi aggiunge: «È il risultato di regole, anche quando non le vediamo.»

Curiel sorride: «Forse è questo il punto: la matematica non limita la creatività… la rende possibile.»

Il viaggio continua.

Santa Croce

Il gruppo riprende il cammino, attraversando vicoli stretti e luminosi, fino a quando la facciata della Basilica di Santa Croce appare davanti ai loro occhi.

Curiel si ferma, colpito: «È… incredibile. Non so dove guardare.»

De Giorgi osserva con calma. «È il cuore del barocco leccese. Ma non lasciatevi ingannare: non è solo decorazione.» Curiel si avvicina, scrutando i dettagli. «Animali, figure, simboli… sembra un linguaggio.»

«Lo è,» risponde De Giorgi. «Ogni elemento ha un significato. Nulla è casuale.»

Curiel riflette. «In fisica usiamo simboli per rappresentare leggi. In matematica per descrivere relazioni. Anche in chimica… tutto è simbolo.» De Giorgi annuisce. «E anche nella religione tutto si basa sul simbolo; unire ciò che si vede ad un significato che non si vede». Poi aggiunge: «Questo luogo sorge nell’antico quartiere ebraico. La simbologia, in particolare quella ebraica, è ricchissima di significati nascosti.»

Curiel osserva il rosone: «E la simmetria… è ovunque.» «La simmetria, – continua De Giorgi – è un principio universale: nell’arte, nella natura, nelle molecole.» Curiel si volta verso di lui e conclude: «Dunque, ancora una volta… matematica e realtà coincidono.»

De Giorgi indica la facciata: «E anche la storia è scritta qui. Dopo la battaglia di Lepanto, molti simboli celebrano la vittoria cristiana.» Curiel rimane in silenzio per un momento e dice: «Eppure questi luoghi cambiano nel tempo. Sono nati per un motivo, ma nel corso del tempo hanno cambiato destinazione d’uso, si direbbe oggi».

De Giorgi racconta: «Sì. Con la soppressione degli Ordini Religiosi, prima sotto Napoleone e poi con l’Unità d’Italia, molti edifici hanno perso la loro funzione originaria.» Curiel conclude: «Quindi un monumento non è mai statico: cambia, si trasforma, ma conserva tracce del passato.»

De Giorgi si volta verso gli studenti rimasti imbambolati di fronte a questa tempesta di immagini, figure, animali, piante… «Guarda quel leone!», dice uno indicandolo con un dito. «E Guarda quell’angioletto che sembra aver rubato quel cappello da papa e sembra giocare sulla balaustra» grida un’altra inquadrandolo con il suo telefonino.

«Se volete proseguire, dovrete imparare a leggere questo linguaggio.» Curiel aggiunge: «Osservate. Riconoscete. Decifrate.»

Le pietre sembrano custodire un segreto.

Quesiti

https://forms.gle/4bYirrQp9BG4AH1E7

Curiel sembra ragionare ad alta voce: «Un linguaggio complesso… ma leggibile.» Lo scienziato leccese conferma: «Basta sapere dove guardare.» Curiel sorride. «E come interpretare.»

Le pietre raccontano storie. Sta a voi comprenderle.

Villa Comunale 

Il gruppo lascia alle spalle la pietra barocca e si immerge nel verde della Villa Comunale. Gli alberi si dispongono lungo i viali con una regolarità quasi perfetta. Tutto converge verso la casina al centro di quello che un tempo era il giardino dei Celestini.  

Curiel osserva in silenzio. «È strano… sembra tutto naturale, eppure c’è un ordine evidente.»

De Giorgi conferma. «Per la verità anche per questo “ordine”, come lo chiami tu, mi sono ispirato all’ordine che ho sempre visto nella natura. Quando mi fu affidato l’incarico di disegnare questo spazio mi sono ispirato ai famosi giardini all’italiana, ma alla simmetria delle nostre campagne, piccole, squadrate e fortemente legate alla vita delle nostre famiglie«La natura non è caos. È governata da regole: proporzioni, simmetrie, equilibri.»

Curiel sorride. «Come nelle leggi fisiche. Come nelle formule.» Camminano lentamente tra i viali.

«Eppure,» continua De Giorgi, «l’uomo cerca sempre di dare forma a ciò che osserva. Anche qui: il giardino è progettato, organizzato.»

Curiel si ferma davanti a una serie di busti. «Chi sono queste persone?» 

«Alcuni dei protagonisti della storia di Lecce,» risponde De Giorgi. «Uomini che hanno lasciato un segno.» 

Curiel osserva con attenzione, poi si accorge di qualcosa. «E il vostro busto?»

De Giorgi accenna un sorriso leggero, torcendo un po’ le labbra. «È lì. Più in disparte.»

Curiel guarda nella direzione indicata. «Nascosto… quasi coperto. Non solo hai rifatto questo giardino e non te lo hanno dedicato, ma ti hanno anche messo in un angolo». 

De Giorgi sospira triste: «A volte accade. Chi contribuisce molto non sempre viene ricordato nel modo più evidente.»

Curiel abbassa lo sguardo. «Capisco bene.» Un momento di silenzio.«Anch’io ho dovuto vivere nascosto,» continua. «Costretto a fuggire, a cambiare identità. Sempre con il timore di essere scoperto.» Si ferma un istante: «E alla fine… non sono riuscito… a salvarmi.»

Il silenzio si fa più profondo. De Giorgi lo guarda con rispetto. «Ma le idee sopravvivono.»

Curiel annuisce lentamente. «Sì. Ed è questo che conta.»

De Giorgi si rivolge agli studenti. «La nostra più grande eredità non sono i monumenti… ma le persone.» Curiel sorride e sottolinea: «Le scuole che portano i nostri nomi. Gli studenti che continuano a imparare.» De Giorgi conclude: «Se volete andare avanti, dovrete dimostrare di saper riconoscere l’ordine anche dove sembra tutto naturale.» Curiel aggiunge: «La natura parla. Sta a voi comprenderla.»

Quesiti

https://forms.gle/dr5BEvpSJ9iJN6pFA

Curiel osserva gli studenti che, immersi nel verde, hanno corso per i viottoli della Villa e si sono impegnati a cercare i “grandi leccesi” e inviare le loro foto e le loro risposte ai quesiti: «Anche nella natura esiste una logica.» Anche De Giorgi aggiunge: «E chi sa leggerla… comprende di più.» Curiel sorride: «Forse è questo che lasciamo: strumenti per capire.»

Il percorso continua.

Arcu te Pratu 

Il gruppo ritorna nei vicoli più stretti della città, lontano dalle grandi piazze. Le pietre raccontano una Lecce più intima, più autentica. Davanti a loro appare un piccolo arco.

«Arcu te Pratu,» dice De Giorgi con un filo di emozione. «Qui vicino si trova la mia casa.»

Curiel osserva il luogo e dice quasi deluso: «Non è imponente come gli altri monumenti…»

De Giorgi sorride: «Non tutto ciò che conta è grande o visibile. A volte, ciò che ci definisce davvero è nascosto.»

Si fermano sotto l’arco e De Giorgi dice pensieroso: «Questo luogo, per i leccesi non è solo un passaggio. È memoria. È identità.»

Curiel annuisce: «Capisco. Anche a Padova esistono simboli che uniscono le persone, che fanno sentire parte di qualcosa.» De Giorgi lo guarda e aggiunge convinto: «Come una squadra di calcio.»

Curiel sorride: «Sì. L’inno del Padova parla di un sogno lungo un secolo. Non è solo sport… è appartenenza.»

De Giorgi aggiunge: «Qui, sotto questo arco, nasce una canzone. I leccesi ricordano la visita del re d’Italia… ma lo fanno con ironia, con distacco. È un modo per dire: la nostra identità non dipende dal potere.»

Curiel ci pensa un po’ «Dunque appartenenza significa anche libertà.»

De Giorgi conferma: «E radici. Famiglia. Comunità.»

Si volta verso gli studenti: «Nessuno cresce da solo. Ogni persona è legata a un luogo, a una storia, a delle relazioni.» Curiel aggiunge: «E quando queste relazioni funzionano… diventano forza.»

Un breve silenzio. «Se volete concludere il percorso,» dice De Giorgi, «dovrete dimostrare di aver capito cosa unisce le persone.»

Curiel sorride. «Non solo numeri. Ma legami.»

Sotto l’arco, tutto sembra fermarsi per un istante.

Quesito Genially

Quesito Modulo

https://forms.gle/22HQjP3R5Hc2VcD36

Curiel e De Giorgi hanno apprezzato lo sforzo. Aggiunge il giovane fisico: «Interessante… il linguaggio, quello parlato come quello canoro, è un codice che identifica il gruppo, ma che può anche aprire alla creazione e consolidamento del gruppo stesso». De Giorgi sorride. «Proprio come nella vita: il risultato cambia in base alle persone.» Curiel annuisce. «E quando le persone collaborano… il risultato cresce.» De Giorgi indica la strada. «Siete pronti per l’ultima tappa.»

Piazza Duomo

Il gruppo si muove tra vicoli sempre più stretti. Le strade sembrano chiudersi, le pareti si avvicinano… poi, all’improvviso, lo spazio si apre. Piazza Duomo appare come un sipario che si spalanca davanti agli occhi.

Curiel si ferma, quasi senza parole. «È… teatrale, uno spettacolo!»

De Giorgi sorride: «È pensata così. Non si mostra subito. Si rivela.»

Curiel osserva la piazza, raccolta, armoniosa. «Mi ricorda qualcosa…». Si ferma un istante. «Piazza San Pietro, prima che venisse trasformata. Prima che il potere decidesse di aprire, allargare, imporre una visione». Il suo sguardo si fa più serio. «Prima che il regime di Mussolini — lo stesso che ha segnato anche il mio destino — cambiasse per sempre quel luogo.». Un breve silenzio.

De Giorgi riprende con calma: «Questa piazza è diversa. È rimasta intima. Era il “cortile del vescovo”: uno spazio chiuso, protetto, pensato per accogliere».

Curiel osserva le proporzioni. «Tutto è in equilibrio. Ogni edificio dialoga con l’altro.»

De Giorgi indica il seminario. «Guardate le finestre, le linee, le ripetizioni. La geometria si ripete, crea ordine.»

Curiel aggiunge: «Come in una formula. Come in un modello». Poi alza lo sguardo. Il campanile domina lo spazio. «E quello… è un punto di osservazione.»

De Giorgi sorride: «Per comprendere davvero un luogo, bisogna cambiare prospettiva».

Curiel aggiunge: «Dall’alto si vedono le relazioni. Le connessioni».

De Giorgi si volta verso gli studenti e richiama la loro attenzione: «Avete osservato, calcolato, interpretato».

Curiel conclude: «Ora dovete dimostrare di saper unire tutto questo.» Poi indica il campanile e sottolinea: «Perché la vera comprensione… arriva quando si guarda dall’alto».

Il momento finale è arrivato.

Quesiti 

https://forms.gle/4uxEcXnSrRRckQjw9

I due “Virgilio” per le strade di Lecce guardano gli studenti e si compiacciono del loro lavoro. «Avete unito osservazione e matematica».  De Giorgi aggiunge: «Avete guardato… e capito».

Curiel fa un passo indietro: «Il nostro compito finisce qui.» De Giorgi guarda gli studenti un’ultima volta: «Ora tocca a voi!»

I due si scambiano uno sguardo, poi lentamente si allontanano. Le loro figure si fanno sempre più leggere… fino a svanire. Davanti agli studenti resta il campanile. E la città.

Salite! Guardate accanto a voi gli occhi dei vostri compagni, abbracciatevi e ammirate insieme ai vostri piedi il vostro TESORO!